Chi Siamo

Il 13 dicembre 1894 l’ufficiale di cavalleria Giuseppe Prampolini fondò a Catania, nei locali di via Vittorio Emanuele che tuttora ci ospitano, la Libreria-Legatoria Prampolini, denominata agli inizi “Tirelli”, dato che non poteva portare il nome di un ufficiale. Giuseppe Prampolini approdò a Catania provenendo da un’illustre famiglia emiliana: Camillo Prampolini(1859-1930), amico di Turati e Matteotti, è stato una delle figure più luminose del socialismo italiano; Enrico Prampolini(1894-1956), pittore e scenografo, è considerato come il più autorevole rappresentante del futurismo.

           Succeduto al padre Giuseppe nella gestione della libreria di famiglia, il giovane Romeo Prampolini divenne testimone della vivace vita intellettuale di Catania, alimentata dalla straordinaria fioritura letteraria di fine Ottocento e inizi del Novecento: Verga, Capuana e De Roberto, per citare solo i nomi più celebri. Personaggi di tale statura furono ospitati nei locali della Prampolini, dando vita a una sorta di cenacolo letterario. Approfittando del momento favorevole, Romeo Prampolini volle ampliare l’attività della libreria, trasformandola in libreria-editrice. Si deve al suo intuito di editore la pubblicazione in 5 volumi(1933-1939) della monumentale Storia dei Musulmani di Sicilia di Michele Amari, opera fondamentale nella storiografia moderna, per la quale Romeo Prampolini si avvalse della revisione del celebre arabista Alfonso Nalino. Inoltre sono almeno da ricordare le Cinquanta lettere d’amore alla signorina Dolly Ferretti(1928) dell’eccentrico poeta futurista Antonio Bruno(Biancavilla 1891-Catania 1932), fondatore della rivista “Pickwick”, il quale aveva tappezzato i muri della città con i versi di un poema dedicato alla stessa Ferretti(=Fedora Novelli).

             Le difficoltà economiche successive alla seconda guerra mondialecostrinsero molti editori a chiudere o modificare la loro attività. Nonostante anche la Prampolini fosse colpita dalla crisi e costretta a rallentare la pubblicazione di libri, essa non cessò tuttavia di restare al centro della vita culturale catanese, vantandosi della presenza di acuti osservatori della società contemporanea, come Vitaliano Brancati o Giuseppe Villaroel.